Il Cacciatore di Sogni: la stesura

Un viaggio d'amore in musica

Studio di Maurizio Volpe per la locandina dello spettacolo
Studio di Maurizio Volpe per la locandina dello spettacolo

L'idea

Il Cacciatore di Sogni è un musical, un racconto che si sviluppa e si dipana attraverso dialoghi e testi musicali.

Partendo dall'idea di avvalersi del canonico principio della catarsi teatrale nonché della virtù terapeutica dell'espressione di gruppo, la trama si è edificata dopo tre giorni di laboratorio durante cui si è dato luogo a una narrazione collettiva: ogni singolo paziente coinvolto ha espresso un'idea, un parere, una modifica, una necessità, un'urgenza da manifestare. L'assemblamento del variegato materiale che ne è scaturito, organizzato e costruito secondo le esigenze di scena, ha prodotto un racconto dove vengono descritte le difficoltà e le paure individuali che altro non sono se non la rappresentazione di quelle che sono le paure, le difficoltà collettive, i timori e le ansie della nostra società. In questa messinscena ci si propone, usando le parole del regista Gaetano Stella, "di far giocare tutti con parti vere, con emozioni vere, con paure vere, però raccontandole con il distacco dell'attore. Fino a che punto uno è persona e a che punto uno diventa personaggio, questo non ci è dato di sapere; fino a che punto uno sta recitando o fino a che punto uno sta realmente sentendo quello che dice, non ci è dato di sapere"; ciò che conta è che la scena, che in quel momento si sta sviluppando, non sia frutto di altri ma solo di colui che in quel momento la sta rappresentando.

I personaggi

Camilla (Concetta Mezza) e Camillo (Valentino Ciccarelli), cantastorie, descrivono i vari passaggi e legano i diversi quadri del racconto. Il protagonista principale, antonomasticamente denominato Ragazzo (Maurizio Tomaciello), parte esortato dal padre con il solo flauto per bagaglio alla conoscenza di nuovi luoghi ed emozioni nuove. Nel suo girovagare si imbatterà in vari personaggi; ciascun incontro lo porterà a riflettere, a porsi delle domande, a trarre delle conclusioni ma, al contempo, tutti quelli che si relazioneranno con lui saranno portati allo stesso modo a fare delle valutazioni. Ogni incontro, dunque, diventa per ciascun protagonista l'occasione per tirare delle somme, l'occasione per una nuova progettualità.

Ma a questo punto il viaggio si è già configurato in un sogno, e i personaggi che il protagonista affronta non rappresentano altro che ogni singola sfaccettatura del suo essere, di quella parte della sua personalità che viene accettata o aborrita, ovvero di quella che è agognata ma non è ancora raggiunta. In questa visione onirica vengono epifanizzate tutte le paure: la paura della solitudine, la paura di amare, la paura del male, la paura dell'ignoto, tutte quelle paure che ognuno di noi porta dentro costantemente.

Il primo incontro avviene con Violetta (Carmen Mastrocinque): lei rappresenta il timore di aver perso la capacità di provare amore ma anche la voglia di amare nuovamente, di percepire emozioni dolci, di sentire la delicatezza del sentimento. Quando Ragazzo le canterà la sua serenata, da quel piccolo gesto ritroverà quella facoltà che credeva ormai smarrita, la semplicità; e le emozioni, svestite di tutto il materialismo, avranno ridato poesia al sentimento.

Alla ripresa del viaggio, Ragazzo incontra Saltimbanco (Antonella Leone) il quale, rappresentando la negazione dell'arte, esorta Ragazzo a riflettere e a chiedersi se tutto quel vagare abbia senso, se tutto quell'impegnarsi possa sortire soddisfazione, quando mai nessun risultato potrà dargli appagamento poiché "l'indifferenza degli uomini annega i sogni degli altri uomini". Tuttavia il giovane è quanto mai fiducioso nella bontà del suo viaggio e nei valori che vi porterà con sé, e per tanto risponderà al canto funesto del Saltimbanco con un picaresco inno alla vita, rinforzato dalla compiacente e poderosa presenza del Coro.

Ma ancora una volta Ragazzo si confronterà con un'ennesima forza contraria, anche se questa volta priva del morbo della superbia. Kate-non-Kate (Kate Peciak) è la voglia di chiudersi al mondo, l'impulso all'isolamento, la voglia di non esserci. La musica, anche questa volta, sarà la chiave per liberare i sentimenti e superare le paure, il mezzo per stabilire un contatto con gli altri: è partecipazione.

Potrà sembrare un momento di rottura, quello offerto poi dal Pazzariello (Yuri Onorato), ma il suo intervento arriva opportuno in risposta alla negazione dell'arte del Saltimbanco: adesso è l'affermazione dell'arte, che si esprime per la propria gioia ma anche per la gioia degli altri. Da questo punto in poi la consapevolezza prende sempre più corpo e il viaggio comincia a intravedere sempre più spiragli.

Ragazzo giunge in un giardino fiorito dove ogni fiore gli parla. I Fiori rappresentano ciò che c'è di più bello ma che finisce molto presto, ciò che può dare tanta gioia agli occhi ma arrecare dolore alle mani come una rosa, darti l'illusione o lo sconforto di essere o non essere amato come i petali di una margherita. Tale ambivalenza e caducità rimette in discussione ogni cosa. Forse non è la vita bensì la morte la cosa più bella che ci sia?

Entra in scena Gangster (Antonello Botte), il piazzista di piaceri, uno squallido spacciatore di cocaina: si muove come un serpente, strisciante, subdolo, viscido ma consapevole della propria potenza. Rappresenta la possibilità di sfuggire al quotidiano abbandonandosi a effetti di gioia illusoria: una forte e invitante tentazione.

A questo punto subentra Re che viene in soccorso di Ragazzo, lo rassicura concedendogli la fiducia e gli dice che è il momento di prendere il timone per tracciare da sé la scia sul fiume della propria esistenza.

Forte di essere stato capace di sottrarsi alla voglia di lasciarsi andare a effimere soddisfazioni, Ragazzo riprende il viaggio e incontra Donna, che sa amare ed è felice di amare. Ma colei che ama è riamata? Che amore è quello in cui non ci si rapporta con gli altri, quello in cui il possesso prevale sul dare e darsi? L'amore agli altri è indispensabile alla propria felicità.

Salutata Donna e ripreso il cammino, Ragazzo viene raggiunto da Ragazza, una girovaga che si accompagna solo di una chitarra. Incuriosita e persuasa del valore del percorso intrapreso da lui, vi si unirà nel cammino e insieme proseguiranno il viaggio. Finché nella scena finale tutti i protagonisti rientrano in scena in un caos organizzato, ognuno con la propria battuta ripetuta all'infinito, ognuno con la propria valigia, ognuno pronto per partire verso il proprio viaggio.

giovedì 29 maggio 2014