Benevento, "Tutti pazzi per il teatro", il programma 2011

La seconda edizione di Tutti pazzi x il Teatro: Rassegna teatro delle diversità. Il cartellone 2011

sabato 4 giugno 2011

La rassegna teatrale più bizzarra del momento, nel senso di non comune, è organizzata dall’UOCSM di Puglianello e dal DSM di Benevento; senza confini di genere e con una forte valenza sociale e culturale, il teatro dei “matti” ha registrato una buona partecipazione di giornalisti, istituzioni e associazioni del territorio, alla conferenza stampa di presentazione che si è svolta stamattina alla Rocca dei Rettori di Benevento. Ha introdotto Maurizio Volpe, direttore dell’UOCSM di Puglianello, raccontando quanto l’esperienza teatrale sia diventata una grande esperienza terapeutica e una buona pratica, poiché ha creato un’osmosi significativa con tutto il territorio circostante, accrescendo sicuramente il BIL (il Benessere interno lordo) della nostra provincia! Un clima di festa e di allegria ha accompagnato tutta la conferenza stampa, che ha visto la partecipazione di un bel gruppo di pazienti e di operatori, orgogliosi di esserci e d’ind ossare la maglietta con il logo e la scritta: Da vicino nessuno è normale.!

Coniugare il teatro con il mondo reale e giocare con il teatro in tutte le sue forme, è la vera novità del progetto, come ha sottolineato con grande entusiasmo Giulio Baffi, direttore di Benevento Città Spettacolo e presidente del premio “Tutti pazzi x il teatro”.  Il cartellone 2011 è stato annunciato da Antonello Santagata che ha curato la selezione degli spettacoli e costruito un programma che racchiude le differenti anime del progetto: la volontà di sperimentazione, lo spirito d’integrazione, la capacità di comunicare la diversità. Poi l’intervento di Raffaele Del Vecchio che, come per la scorsa edizione, ha dato il suo benvenuto alla rassegna in città e la sua disponibilità a contribuire in maniera fattiva alla risoluzione di tutti i problemi organizzativi e amministrativi.  In conclusione, un’opportunità importante per tutto il territorio, in termini di risposta a una domanda culturale in crescita, sia da un punto di vista qu antitativo, che qualitativo e un motivo di orgoglio e di speranza: così i rappresentanti delle istituzioni locali, dall’assessore provinciale Carlo Falato, al sindaco di Telese Terme Pasquale Carofano, hanno definito l’esperienza del teatro della diversità. Infine il commissario dell’ASL BN, Giuseppe Testa e il direttore del DSM di Benevento, Lucio Luciano hanno ribadito le finalità specifiche del progetto e la scelta di sostenere un percorso terapeutico che è strumento concreto di comunicazione, perché è spazio in cui il dramma personale si può esprimere liberamente.

Lo cunto de la Gatta Cenerentola

Compagnia Instabile DSM Puglianello

Regia Antonello Santagata

Lo cunto de la Gatta Cenerentola: favola in musica in due atti ampiamente tratta da la Gatta Cenerentola di Roberto de Simone e con alcuni spunti da Lo cunto de li cunti di Giovan Battista Basile.

Sia Perrault che i Grimm, sia lo stesso De Simone, attingono tutti al “Trattenimento sesto de la jornata prima” del Pentamerone di Basile.

La storia è quella di Zezolla-Gatta Cenerentola che “ lo destino l’aveva posta a la cocina ma che pe vertude de le fate se guadagna no re pe marito”. Una Cenerentola strana,molto diversa dalla povera oppressa che conosciamo. Una Cenerentola che, in combutta con la nota matrigna della favola, addirittura uccide una prima matrigna, pagando poi le conseguenze del suo gesto criminale, divenendo vittima della sua stessa cattiveria e di quella della sua sodale che privilegia sfacciatamente le sue sei sorellastre.

Una Cenerentola “doppia”: buona e cattiva. Come quella certa doppiezza che alberga in ognuno di noi. E proprio la “doppiezza” il tema che viene ripreso qua e là con alcune citazioni da cogliere all’interno dello spettacolo: la canzone della Villanella di Cenerentola cantata come in un sogno da un altro personaggio. La Canzone dei Sette Mariti che viene cantata da due personaggi allo specchio. Gli attori maschi travestiti da donne. Il gustoso monologo della Capera sull’uomo che ruba una testa e “ vacammenanno cu doie cape”. Le due orchestre, infine, di circa trenta elementi: una classica di fiati e archi, una moderna e ritmica.

Un’attenzione particolare va posta proprio su queste due orchestre che devono suonare insieme, devono fondersi per accompagnare i brani musicali. Insomma devono integrarsi e così fanno! E integrazione, infatti, è il termine chiave, il fine ultimo del nostro progetto.

In una favola musicale ci si può esprimere con il canto, con la musica e con la recitazione. I nostri protagonisti hanno avuto la possibilità di cimentarsi, secondo la loro predisposizione, in ognuna di queste forme artistiche. Un triplice possibilità di  manifestare il proprio talento.

La riduzione e le modifiche che ho apportato al testo di De Simone sono state fatte per adattarlo alle nostre esigenze. Esigenze di una “compagnia teatrale amatoriale integrata” formata da circa 100 persone quasi equamente divise tra pazienti,operatori sanitari ed esterni. Nell’ adattamento sono stati lasciati inalterati,ovviamente, i famosi brani musicali e le scene più note che sono ormai patrimonio della cultura napoletana e nazionale.

Non si potevano modificare o eliminare personaggi come il coro del rosario,il monacello, le lavandaie con la famosa scena delle ingiurie, la zingara, i Cuccuruccu.

Ma anche personaggi, scene e canzoni nuove: la capera che si presenta cantando “tengo e’ recchie dint’e mure”; la scena e la Canzone delle Janare, evidente riferimento alla cultura beneventana con rimandi a Bellezza Orsini (la più nota strega sannita) o a S. Barbato vescovo che fece ardere il noce del sabba; il sogno della lavandaia a palazzo reale realizzato da un gruppo di “tammorre” che irrompono in scena; ancora il soldato poliglotta retaggio delle varie dominazioni straniere  subite dalle nostre terre; il nobile spagnolo galante ed insidiante ed infine lo stesso Basile che appare in scena alla fine per ricordare, nel suo napoletano seicentesco che “pazzo è chi contrasta co le stelle”.

I costumi barocchi, particolarmente quelli dei Cuccuruccu,( ispirati come quelli di Odette Nicoletti, alle incisioni di Callot dei Balli di Sfessania) ma rivisitati e reinventati; le partiture musicali  arrangiate ed adattate dal maestro Massimo D’Orsi; la scenografia, originale ed un po’ onirica di Salvatore Troiano; ed infine, i cori e i canti riletti da Bruno Capuano in maniera  emozionante contribuiscono a  far immergere gli spettatori, per circa due ore, in una atmosfera fiabesca di altri tempi.