Contro i pregiudizi Tutti pazzi per il teatro

Pazienti-attori sul palcoscenico. Concorso per compagnie integrate promosso dal Dipartimento di salute mentale di Benevento

giovedì 9 febbraio 2012

MILANO - Un centro di salute mentale che si trasforma in laboratorio teatrale, con pazienti psichiatrici che vanno in scena insieme a operatori sanitari, volontari, attori, musicisti. All’insegna dell’integrazione e al di là dei pregiudizi che spesso ancora circondano chi soffre di malattie mentali. Per il terzo anno consecutivo lo staff del Centro di salute mentale di Puglianello e il Dipartimento di salute mentale di Benevento organizzano il festival «Tutti pazzi per il Teatro», che si terrà a Benevento nel mese di giugno. Al concorso nazionale possono partecipare compagnie teatrali integrate di tutta Italia (domande entro il 26 marzo).

COMPAGNIE INTEGRATE - «Tutto è cominciato tre anni fa quando insieme a un medico della Asl, appassionato di teatro, siamo riusciti a coinvolgere una quindicina di pazienti e a portare sul palcoscenico "Il medico dei pazzi" - spiega lo psichiatra Maurizio Volpe, direttore dell’unità complessa di salute mentale di Puglianello e responsabile del progetto «Tuttipazzixilteatro» - . Abbiamo registrato notevoli miglioramenti nei pazienti-attori, così abbiamo deciso di continuare quest’avventura organizzando un festival nazionale per compagnie integrate che includono pazienti con disagio psichico». E l’hanno intitolato «Tuttipazzixilteatro», giocando ironicamente sull’accostamento delle parole «pazzia» e «teatro».

VIVERE UNA FAVOLA - L’esperienza di laboratorio teatrale è stata poi estesa a tutti i dipartimenti di salute mentale della provincia di Benevento. E, dopo aver lavorato per diversi mesi tutti insieme, a Natale un cast e un’orchestra di circa un centinaio di persone tra pazienti, medici, infermieri, operatori sanitari e volontari hanno portato in scena a Napoli la «Gatta cenerentola» di Roberto De Simone, che ha concesso la liberatoria per la rappresentazione dello spettacolo nel capoluogo partenopeo. Del resto, quarant’anni fa molte prove dell’opera, diventata patrimonio della cultura partenopea, si svolsero presso il manicomio Leonardo Bianchi, che iniziava ad aprire le porte ai “matti” grazie alla «riforma Basaglia». Allora “reclusi”, oggi protagonisti sul palcoscenico di una favola diventata realtà.

METAFORA DELLA VITA - «Tra gli attori ci sono pazienti che soffrono di schizofrenia, disturbi bipolari e della personalità - riferisce Volpe - . Parlare di un loro miglioramento è poco: hanno scoperto una nuova esperienza di vita, che ha giovato alla loro autostima e alla comunicazione con gli altri. Il teatro è una metafora della vita: si ha modo di cimentarsi in nuove esperienze, ci si può esprimere con il canto e la recitazione, s’interpretano ruoli diversi, a volte delicati, ma affrontati anche con leggerezza e autoironia».

OLTRE I PREGIUDIZI - Il laboratorio teatrale come strumento terapeutico e di riabilitazione, quindi, come già aveva intuito Franco Basaglia; ma anche occasione di integrazione. «Spesso si pensa ancora che la malattia mentale significa solo malessere e sofferenza – sottolinea Volpe -. L’esperienza del laboratorio teatrale dimostra che si può star bene, insieme agli altri, non solo sul palcoscenico ma anche nella vita reale».