Il Cacciatore di Sogni

Viaggio d'amore in musica

giovedì 29 maggio 2014

L'idea

di Maria Valentina Onorato

Il Cacciatore di Sogni è un musical, un racconto che si sviluppa e si dipana attraverso dialoghi e testi musicali.

Partendo dall'idea di avvalersi del canonico principio della catarsi teatrale nonché della virtù terapeutica dell'espressione di gruppo, la trama si è edificata dopo tre giorni di laboratorio durante cui si è dato luogo a una narrazione collettiva: ogni singolo paziente coinvolto ha espresso un'idea, un parere, una modifica, una necessità, un'urgenza da manifestare. L'assemblamento del variegato materiale che ne è scaturito, organizzato e costruito secondo le esigenze di scena, ha prodotto un racconto dove vengono descritte le difficoltà e le paure individuali che altro non sono se non la rappresentazione di quelle che sono le paure, le difficoltà collettive, i timori e le ansie della nostra società. In questa messinscena ci si propone, usando le parole del regista Gaetano Stella, "di far giocare tutti con parti vere, con emozioni vere, con paure vere, però raccontandole con il distacco dell'attore. Fino a che punto uno è persona e a che punto uno diventa personaggio, questo non ci è dato di sapere; fino a che punto uno sta recitando o fino a che punto uno sta realmente sentendo quello che dice, non ci è dato di sapere"; ciò che conta è che la scena, che in quel momento si sta sviluppando, non sia frutto di altri ma solo di colui che in quel momento la sta rappresentando.

I personaggi

di Maria Valentina Onorato

Camilla (Concetta Mezza) e Camillo (Valentino Ciccarelli), cantastorie, descrivono i vari passaggi e legano i diversi quadri del racconto. Il protagonista principale, antonomasticamente denominato Ragazzo (Maurizio Tomaciello), parte esortato dal Padre con il solo flauto per bagaglio alla conoscenza di nuovi luoghi ed emozioni nuove. Nel suo girovagare si imbatterà in vari personaggi; ciascun incontro lo porterà a riflettere, a porsi delle domande, a trarre delle conclusioni ma, al contempo, tutti quelli che si relazioneranno con lui saranno portati allo stesso modo a fare delle valutazioni. Ogni incontro, dunque, diventa per ciascun protagonista l'occasione per tirare delle somme, l'occasione per una nuova progettualità.

Ma a questo punto il viaggio si è già configurato in un sogno, e i personaggi che il protagonista affronta non rappresentano altro che ogni singola sfaccettatura del suo essere, di quella parte della sua personalità che viene accettata o aborrita, ovvero di quella che è agognata ma non è ancora raggiunta. In questa visione onirica vengono epifanizzate tutte le paure: la paura della solitudine, la paura di amare, la paura del male, la paura dell'ignoto, tutte quelle paure che ognuno di noi porta dentro costantemente.

Il primo incontro avviene con Violetta (Carmen Mastrocinque): lei rappresenta il timore di aver perso la capacità di provare amore ma anche la voglia di amare nuovamente, di percepire emozioni dolci, di sentire la delicatezza del sentimento. Quando Ragazzo le canterà la sua serenata, da quel piccolo gesto ritroverà quella facoltà che credeva ormai smarrita, la semplicità; e le emozioni, svestite di tutto il materialismo, avranno ridato poesia al sentimento.

Alla ripresa del viaggio, Ragazzo incontra Saltimbanco (Antonella Leone) il quale, rappresentando la negazione dell'arte, esorta Ragazzo a riflettere e a chiedersi se tutto quel vagare abbia senso, se tutto quell'impegnarsi possa sortire soddisfazione, quando mai nessun risultato potrà dargli appagamento poiché "l'indifferenza degli uomini annega i sogni degli altri uomini". Tuttavia il giovane è quanto mai fiducioso nella bontà del suo viaggio e nei valori che vi porterà con sé, e per tanto risponderà al canto funesto del Saltimbanco con un picaresco inno alla vita, rinforzato dalla compiacente e poderosa presenza del Coro.

C'è un personaggio che riappare più volte lungo il percorso ed è il Re: rappresenta la voce della saggezza, della riflessione, dell'analisi interiore.

Dopo questo primo incontro il Re, Ragazzo  prosegue il suo cammino e si confronta con un'ennesima forza contraria, anche se questa volta priva del morbo della superbia. Kate-non-Kate (Kate Peciak) è la voglia di chiudersi al mondo, l'impulso all'isolamento, la voglia di non esserci. La musica, anche questa volta, sarà la chiave per liberare i sentimenti e superare le paure, il mezzo per stabilire un contatto con gli altri: è partecipazione.

E' momento di rottura, quello offerto poi dal Pazzariello (Yuri Onorato), ma il suo intervento arriva opportuno in risposta alla negazione dell'arte del Saltimbanco: adesso è l'affermazione dell'arte, che si esprime per la propria gioia ma anche per la gioia degli altri. Da questo punto in poi la consapevolezza prende sempre più corpo e il viaggio comincia a intravedere sempre più spiragli.

Ragazzo giunge in un giardino fiorito dove ogni fiore gli parla. I Fiori rappresentano ciò che c'è di più bello ma che finisce molto presto, ciò che può dare tanta gioia agli occhi ma arrecare dolore alle mani come una rosa, darti l'illusione o lo sconforto di essere o non essere amato come i petali di una margherita. Tale ambivalenza e caducità rimette in discussione ogni cosa. Forse non è la vita bensì la morte la cosa più bella che ci sia?

Entra in scena Gangster (Antonello Botte), il piazzista di piaceri, uno squallido spacciatore di cocaina: si muove come un serpente, strisciante, subdolo, viscido ma consapevole della propria potenza. Rappresenta la possibilità di sfuggire al quotidiano abbandonandosi a effetti di gioia illusoria: una forte e invitante tentazione.

Rientra Re in scena e  viene in soccorso di Ragazzo, lo rassicura concedendogli la fiducia e gli dice che è il momento di prendere il timone per tracciare da sé la scia sul fiume della propria esistenza.

Forte di essere stato capace di sottrarsi alla voglia di lasciarsi andare a effimere soddisfazioni, Ragazzo riprende il viaggio e incontra Donna, che sa amare ed è felice di amare. Ma colei che ama è riamata? Che amore è quello in cui non ci si rapporta con gli altri, quello in cui il possesso prevale sul dare e darsi? L'amore agli altri è indispensabile alla propria felicità.

Salutata Donna e ripreso il cammino, Ragazzo viene raggiunto da Ragazza, una girovaga che si accompagna solo di una chitarra. Incuriosita e persuasa del valore del percorso intrapreso da lui, vi si unirà nel cammino e insieme proseguiranno il viaggio. Finché nella scena finale tutti i protagonisti rientrano in scena in un caos organizzato, ognuno con la propria battuta ripetuta all'infinito, ognuno con la propria valigia, ognuno pronto per partire verso il proprio viaggio. Un nuovo elemento sopraggiunge: Bambino. E'  il futuro, la voglia di conoscere che si estende a nuove generazioni, è la speranza.

Le musiche

direzione orchestra classica: Massimo D'Orsi
direzione orchestra moderna: Bruno Capuano
musiche originali: Bruno Capuano

Metti in circolo la Musica

di Bruno Capuano

Noi occidentali ascoltiamo la musica ponendo più spesso l’attenzione alla melodia, al testo e a chi le ha composte.
Come se venissero fuori dal nulla al pari di un evento misterioso.

La musica è “memoria”, ascoltandola si posso rivedere scene e momenti storici precisi, ci riporta ad emozioni vissute intensamente.
Si percepiscono persino odori e sapori.
La musica circola perché è patrimonio universale.

Negli anni '70 ho avuto la gioia e la fortuna di aver incontrato e frequentato il M° Guido Lombardi, raffinato musicista ed eclettico regista. Per anni abbiamo attraversato insieme esperienze musicali intense rincorrendo il fatidico successo, che stentava ad arrivare, lasciando però ogni volta l’eterna voglia di ricominciare.

Questa strada così importante per la mia vita di musicista si è interrotta quando Guido ha portato le sue melodie in un universo musicale diverso da quello in cui viviamo. Evidentemente per me questa strada era solo temporaneamente interrotta. Brani musicali pensati e composti in piena “beat generation” sono all’improvviso riaffiorati alla memoria, incontrando “Il Cacciatore di Sogni” sapientemente scritto da Gaetano Stella, regista musicale di fama internazionale. Il sodalizio di amicizia e musica è stato immediato.

L’incontro tra testo e musica è stato perfetto.

Si parte!

Un unico “amletico” dubbio: conservare inalterato il gusto musicale degli anni ’70 o ritracciare le trame pentagrammatiche in chiave moderno-attuale?

La “Tavola Rotonda” dei musicisti "elettrofoni", di elevata sensibilità ed esperienza musicale, ha sciolto il dubbio e ha attivamente collaborato alla stesura finale del “Cacciatore di Sogni”. Peppe Lonardo (chitarra elettrica), Rosario Puleo (chitarra acustica), Guido Leone (pianoforte e tastiere), Luigi D’Aiello (basso elettrico), il M° Italo Polcino (sax soprano) e Filippo Garofano (batteria) sono da sempre i cuori pulsanti del gruppo orchestrale integrato.

In maniera concorde abbiamo optato per un “compromesso” che rispettasse la musicalità degli anni ’70 e che esprimesse sonorità elettriche moderne attuali.

Gli arrangiamenti orchestrali degli archi, dell’arpa e dei fiati, proposti al M° Massimo D’Orsi, da sempre indiscusso Direttore dell’Orchestra Integrata dei nostri spettacoli, e dal suo talento sapientemente elaborati, hanno regalato un sorprendente tocco magico al musical.

L’orchestra complessivamente si compone di circa trenta elementi, a partire da giovani professionisti in formazione, alcuni provenienti direttamente dal Conservatorio N. Sala di Benevento, e da maestri concertisti con importanti esperienze professionali.

La parte più intrigante di questo progetto e, credetemi, davvero la più difficile è stata il “canto”.

La scommessa è sempre la stessa, che da tempo ormai ripropongo a me stesso: “far cantare chi non lo ha mai fatto”. Giorni interi a provare, pomeriggi infiniti a ripassare, notti insonni, per quanto mi riguarda a rivedere le musiche, le linee di canto, i controcanti, gli arrangiamenti, i ritmi, le sonorità.

L’impianto di un coro polifonico con elementi poco abituati a tale attività, ha richiesto lunghe trafile per le selezioni delle voci, per la scelta delle tonalità, per identificare prime, seconde e terze voci. Dopo tanta fatica, come per incanto, ogni tassello è andato a incastrarsi nel posto giusto, ed è proprio a questo punto che si è potuto assaporare la magia assoluta dei testi che si sono fusi con la musica e la musica che è diventata essa stessa testo.

E in questo magico incontro di testo e musica, ogni “viaggiatore” ha trasformato dentro di sé la musica che lo ha conquistato, finalmente essendone trasformato.

Le scenografie

Scenografie Virtuali

di Fulvio Di Mezza

La scenografia virtuale è costituita prevalentemente dalla elaborazione fotografica di alcuni dipinti del pittore francese Henri Rousseau. La natura rappresentata, primitiva ed esotica, accompagna e rafforza con la sua ingenuità il viaggio fantastico d'amore in musica del Cacciatore di Sogni.

I costumi

costumi: Maria Calandra e Maria Rosaria Pilla

Persone e personaggi

di Maria Calandra

Entrano ed escono da un abito per essere se stessi e per essere diversi un attimo dopo, tornando a essere di nuovo nella loro “pelle” di lì a una battuta.

Non da una quinta di palcoscenico entrano in scena, ma attraverso l’impalpabilità di un costume, vestendo un dettaglio che rappresenta il tutto.

Questa è stata l’idea, nata in uno dei proficui pomeriggi di “concertazione” al teatro di Gaetano Stella, insieme a Maurizio Volpe, Fulvio di Mezza, Vincenzo Volpe, Bruno Capuano e il Maestro Gaetano Stella, naturalmente: identificare con un dettaglio, leggero ma calzante, i personaggi che via via si avvicendano sul palcoscenico.

Partendo da un “neutro” tutto nero, così caro al teatro di Strehler e di Dario Fo, che ci rende tutti uguali in una fratellanza scenica molto emozionante da vivere e da “vedere”, la metamorfosi della vestizione, il passaggio simbolico da “Persona” a “Personaggio”, avviene sotto gli occhi di tutti, spettatori e attori, a significare che non vi è nulla di nascosto: la magia e il mistero sono dentro ognuno di noi, basta “svelarli”.

Dal Coro si parte, grande accogliente “madre” dello spettacolo, per interpretare e impersonare una emozione/personaggio, e al Coro si torna, arricchiti da questo passaggio in scena, per portare ancora più energia emozionale al canto corale.

Nascono così, grazie anche al magistrale consiglio di Rosaria Pilla e alle discrete ma fondamentali approvazioni di Maria Teresa de Mutiis, i costumi dei due guitti cantastorie, Titina e Valentino/Camillo e Camilla, vieux chanteurs rappresentati con un accenno di blu e lustrini in ricordo dei vecchi fasti, e i volti bistrati e stanchi.

Maurizio “il rosso”, il ragazzo protagonista assoluto del nostro "viaggio di amore in musica", non esce dal coro, arriva sulla scena già vestito, ma la sua appartenenza all’anima corale dello spettacolo è il pantalone nero (in rappresentanza della "divisa comune") e la fusciacca in vita, elemento che tutti noi altri portiamo al collo. Il senso del viaggio è dato fortemente dagli anfibi che porta al piede, che marcano ogni suo passo, che rimbombano sulla scena a ricordare che il cammino è il suo compagno.

Francesco, il Padre del nostro Cacciatore di Sogni, una vecchia palandrana coloniale e cappello da viaggiatore per lui, consegna il flauto “magico” con gli occhi pieni di ricordi.

Si compone poi il costume di Carmen/Violetta, ammiccante ed ingenuo il grembiulino di fiori che rappresenta la freschezza e la leggerezza  delle sue giornate desiderose di amore.

E un magico Saltimbanco che ricorda, nelle forme e nei colori del costume monodimensionale, più di una carta dei Tarocchi, una mistura alchemica tra “il Mago” e “il Matto”, allo stesso tempo inizio e fine di una eterna spirale che attraversa i mille cammini delle nostre vite, insinuandoci dubbi e facendoci scoprire le certezze di dentro. Oro e rosso i colori per Antonella: la via della energia e della passione  alla fine conduce al trionfo dell’intelletto sulla brutalità.

Elvira la Zingara, psichiatra-danzatrice, avvolta in un trionfo di veli impreziositi da un insolito accessorio per una zingara: un prezioso bustier rubato chissà dove, a sottolineare l’inusuale e l’imprevedibile.

Splendida ed emozionante KatenonKate con la sua dualità: il grigio austero, ma (trovo) molto sensuale, di una lunga rigorosa e punitiva vestaglia non lascia intaravedere fino alla fine la gialla resurrezione, descritta da un velo minimal, luminoso, gioioso, che la avvolge di colore sottolineando la sua rinascita e la fa volare verso una prospettiva nuova.

E che dire dell’Austero Re, nocchiero del viaggio del Cacciatore di Sogni? Importante il mantello con barocche volute, a scandire l’arcaico lignaggio - un Re del Tempo che scorre - e un'antica corona a rafforzare il senso delle sue parole, pacate e sagge, come saggia e antica è la espressione mimica di Assunta nello splendido trucco di scena di Daniela Ricciardelli.

Per il Prato dei Fiori, un accenno cromatico lievissimo: leggeri pepli costellati di fiori di campo, colore su colore, completano l’essere fiore delicato ed elegante, per Angelica, Veronica, Patrizia, Anna Lucia e Antonietta. Solo una pennellata di colore a omaggiare la loro innata speciale bellezza.

Yuri “Pazzariello”? Non avrebbe avuto bisogno di nulla, se non del suo sorriso. Yuri è Yuri (mi emoziona anche scriverlo). Il costume di scena, un classico del Teatro di Totò - marsina nera e cappello piumato -, lo ha reso ancora più bello, dando più energia alla sua coinvolgente allegria.

Il Gangster/Antonello iconografico nella sua semplicità: cappello bianco portato con alterigia, giacca sgargiante e fiore all’occhiello. E la sua naturale presenza scenica.

Due bellissimi personaggi anni ’70 sono nati dalla maestria di Giovanna Santamaria e Daniela Ricciardelli.

Lucia/Apoteosi, raffinata lady con un importante trucco di scena anni ’70 a sottolineare la sua splendida voce senza tempo e una tunica dai colori e dalla consistenza di una giornata luminosa di primavera in puro stile new age radical-chic per “vestire” il suo inno all’amore perfetto.

La Ragazza con la Chitarra, eclettica Carmen, l’altra faccia degli anni ’70: un fiore in faccia (e nel cuore), una chitarra in spalla, una tunica sbarazzina e un laccio alla fronte che ci fanno ricordare in un sol sguardo non lontane battaglie per “le libertà”, quelle civili e quelle delle nostre vite. “Si va”... Che voglia di seguirla!

Ed infine Rodolfo, il bambino curioso e accattivante dentro ognuno di noi che incontra il Cacciatore di Sogni e lo vorrebbe seguire. Non ha costume perché è l’intromissione positiva del reale nella finzione scenica. Non ha bisogno di “vestire” la sua identità, rappresenta ognuno di noi, che di lì a poco, riprenderemo le vesti del quotidiano ed insieme agli spett-attori del nostro spettacolo continueremo il viaggio, in nostro personale “viaggio di amore in musica”.